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INFOTERRORISMO: La Nascita dell’ISIS

Isis, Is, Isil, “terrorismo in Europa”, “minaccia jihadista in casa”, “le ultime fonti di approvvigionamento dello Stato Islamico”. Ogni giorno siamo letteralmente assaliti da questi titoli sui media, senza che l’opinione pubblica abbia però mai la possibilità di poter legare tutti i puntini con un’informazione completa.

Per il Movimento 5 Stelle, l’informazione, un’informazione libera, trasparente e lontana dai condizionamenti dei potentati economici, è alla base della società del futuro che vogliamo. Ogni forza politica deve avere ben a mente un quadro complessivo prima di sintetizzare il tutto in scelte politiche serie per la collettività, evitando di andare “là dove ti portano i media”.

Proprio per questo presentiamo #InfoTerrorismo, un percorso di approfondimento sul tema “terrorismo” articolato in quattro video tematici. I primi tre cercheranno di dare alcune risposte ai quesiti principali sull’Isis (come nasce, la questione geopolitica che ha aperto e la minaccia che rappresenta oggi per l’Europa). L’ultimo, cercherà di sintetizzare la nostra visione e le nostre proposte sul tema.

Video n.1: #LaNascitaDellISIS

Quando nasce l’ISIS? Come si è formato? Come è stato possibile che alcuni jihadisti fondamentalisti in possesso di armi di produzione nord-americana siano riusciti a controllare territori di Siria e Iraq?

L’ISIS nasce dalle guerre occidentali, nasce precisamente come prodotto della strategia attuata nei primi anni 2000 dagli Stati Uniti, dalla Nato e dalle potenze regionali alleate, Turchia, Qatar e Arabia Saudita per il controllo dei traffici economici ed energetici della regione.

In realtà “il grande disegno per il Medio Oriente” parte da più lontano. Il 16 gennaio “festeggeremo” i 26 anni dalla prima guerra del Golfo, che rappresenta l’inizio della guerra santa di Bin Laden e la fine dei principi fondanti il diritto internazionale dall’introduzione della Carta delle Nazione Unite del 1945. E’ stato l’avvio di quello che verrà definito l’unilateralismo americano e il via libera alla possibilità di esportare “democrazia” ogni volta che interessi economici, energetici e militari lo richiedesse.

L’embargo economico responsabile della morte di oltre 227 mila bambini (Fonte: Lancet) contro l’Iraq, la distruzione dell’Afghanistan e l’invasione dell’Iraq nel 2003 sul falso pretesto delle armi di distruzione di massa mai esistite hanno determinato l’evoluzione del terrorismo jihadista, la nascita dell’Isis e il controllo di ampi territori tra l’Iraq e la Siria. Nel 2010, in particolare, Abu Barkr al-Baghdadi, considerato non pericoloso dai suoi carcerieri statunitensi di Bucca, prende la leadership di AQI (Al-Qaida in Iraq) cambiandone il nome, nel 2013, in Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL). Nel giugno 2014 avviene la rottura tra ISIL e Al-Qaida. Al-Baghdadi dichiara unilateralmente l’instaurazione del Califfato (IS).

Come spiegare che l’ISIS sia riuscito a conquistare territori di Iraq e Siria senza che un Paese come gli Stati Uniti, che spende 600 miliardi di dollari all’anno per la Difesa e con ampi basi militari nella regione, sia riuscito a fermarlo? Un documento del Pentagono, recentemente declassificato, fornisce alcune risposte e dimostra come già nel 2012 l’intelligence USA avesse predetto la nascita dello Stato Islamico in Iraq e Siria. Piuttosto che individuarne un nemico, però, Washington lo vide come un’ “opportunità” strategica per isolare Bashar al Assad, attuale presidente della Repubblica Araba Siriana, e ridurre “l’espansione sciita”.

Il ministro degli Esteri iraniano, Mohamed Javad Zarif, all’Assemblea delle Nazioni Unite il 18 settembre 2014, ha definito l’Isis “un Frankestein tornato per divorare i suoi creatori”. Se della responsabilità Usa si è già detto, resta da ricordare quella delle monarchie del Golfo, Qatar in testa, e della Turchia.

Russia e Germania hanno accusato pubblicamente il Qatar di sostenere finanziariamente i terroristi dell’ISIS. Il vice segretario Usa al Tesoro, David Cohen, responsabile della lotta al terrorismo, ha spiegato come in Qatar “donatori raccolgano fondi per gruppi estremisti in Siria”, a cominciare dall’Isis e dal fronte al-Nusra, costola di al-Qaida. Le milizie dell’autoproclamatosi califfo al-Baghdadi godono poi dell’indiretto ma decisivo supporto dell’Arabia Saudita, madre ideologica dell’ISIS. «Prima ancora del petrolio, la principale esportazione dell’Arabia Saudita è il wahhabismo, che promuove in tutto il mondo attraverso le sue ambasciate e moschee», scrive la giornalista Rula Jebreal sul Daily Beast, definendo l’ISIS proprio «un clone del wahhabismo, come molti altri gruppi jihadisti sunniti in Iraq e in Siria».

La Turchia ha, invece, ricoperto un ruolo prevalentemente di carattere logistico. Oltre che per la vendita di armi e il transito del petrolio, Ankara è stata la principale porta di accesso per far arrivare in Siria decine di migliaia di foreign fighters.

Sono queste nazioni – Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar e Turchia – a guidare la coalizione che da un anno e mezzo circa dichiara di combattere quel “Frankestein” chiamato Isis. E’ un caso che l’operazione si riveli un fallimento sempre più grande?