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Sulla legge elettorale e la sentenza della Corte

La Corte Costituzionale ha depositato la sentenza n. 1 del 2014. Perché si è giunti ad una pronuncia di parziale incostituzionalità delle leggi elettorali di Camera e Senato?

Innanzitutto perché un cittadino ed elettore ha intrapreso un’azione contro la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dell’interno, sostenendo di aver esercitato il diritto di voto, nelle elezioni del 2006 e del 2008, in violazione dei principi costituzionali del voto «personale ed eguale, libero e segreto» (art. 48, comma 2, Cost.) ed «a suffragio universale e diretto» (art. 56, comma 1 e art. 58, comma 1, Cost.).
Il Tribunale e la Corte di Appello di Milano dichiaravano manifestamente infondate le eccezioni di illegittimità costituzionale, a differenza della Corte di Cassazione che, con ordinanza del 17 maggio 2013, ha invece sollevato questioni di legittimità costituzionale delle leggi elettorali.

Certo fa impressione che la salvaguardia del circuito democratico debba essere rimessa alla tenacia e ad alla discrezionalità di un singolo cittadino.

Andiamo a vedere cosa ha scritto la Corte.

La Corte Costituzionale nella sentenza, dopo aver enunciato le ragioni dell’incostituzionalità del premio di maggioranza di Camera e Senato e del listino bloccato, cerca di dare una validità giuridica all’attuale Parlamento, eletto con le leggi dichiarate oggi incostituzionali, e di tutti gli atti compiuti e che verranno posti in essere da quest’ultimo fino a nuove consultazioni elettorali.

La Corte richiama il principio di continuità dello Stato, “che si realizza in concreto attraverso la continuità dei suoi organi costituzionali: le Camere sono organi costituzionalmente necessari ed indefettibili e non possono in alcun momento cessare di esistere o perdere la capacità di deliberare. Tanto ciò è vero che, proprio al fine di assicurare la continuità dello Stato, è la stessa Costituzione a prevedere, ad esempio, a seguito delle elezioni, la prorogatio dei poteri delle Camere precedenti «finchè non siano riunite le nuove Camere» (art. 61 Cost.), come anche a prescrivere che le Camere, «anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni» per la conversione in legge di decreti-legge adottati dal Governo (art. 77, secondo comma, Cost.).”

Nessuno infatti mette in dubbio l’esistenza del principio di continuità dello Stato, lo Stato deve ovviamente andare avanti nonostante l’incompetenza e l’inconsistenza di una classe politica che, con i propri atti scellerati (uno a caso il Porcellum, per non parlare del MES del Fiscal Compact, dell’introduzione del principio del pareggio di bilancio nell’art. 81 Cost.) mette in pericolo, quotidianamente, la nostra già debilitata democrazia.

Ma pur volendo partire dalla salvezza giuridica dell’attuale Parlamento non possiamo negare che Camera e Senato, a fronte di un premio di maggioranza gonfiato in barba al dettato costituzionale, ed a fronte della gravità delle violazioni alla Carta Costituzionale, siano del tutto sprovvisti di una legittimazione politica e non dovrebbero far altro che traghettare il paese a nuove elezioni.

Innanzitutto è inaccettabile dal punto di vista politico che l’attuale maggioranza (incostituzionalmente gonfiata) possa prendere decisioni e fare scelte politiche rilevanti per tutti i cittadini nonostante la Corte stessa, nella sentenza, abbia sostenuto sul premio di maggioranza che:
– determina un’alterazione del circuito democratico definito dalla Costituzione, basato sul principio fondamentale di eguaglianza del voto;
– determina una compressione della funzione rappresentativa dell’assemblea, nonché dell’eguale diritto di voto, eccessiva e tale da produrre un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente;
– rischia di pregiudicare “sia il funzionamento della forma di governo parlamentare delineata dalla Costituzione repubblicana, nella quale il Governo deve avere la fiducia delle due Camere (art. 94, primo comma, Cost.), sia l’esercizio della funzione legislativa;

Di fronte a tali considerazioni la classe politica, e soprattutto quella parte che si sta avvantaggiando del premio incostituzionale (PD e SEL) non può fermarsi al dato formale del rispetto delle forme giuridiche, ma deve prendersi le proprie responsabilità politiche ed evitare che vengano, giorno dopo giorno, perpetrate gravi menomazioni della funzione rappresentativa e legislativa del Parlamento.

Come può un Parlamento in questo stato prendersi la responsabilità di approvare riforme costituzionali (volevano anche derogare all’art. 138 Cost.), o nuove leggi elettorali? Renzi te la sei letta la sentenza della Corte?

Ad un Parlamento in queste condizioni, totalmente privo di legittimazione politica, è possibile affidare solo e soltanto poteri di ordinaria amministrazione.
La Corte Costituzionale applicando il principio della continuità dello Stato fa l’esempio della prorogatio delle Camere, l’attuale Parlamento è dunque assimilabile ad un Parlamento che esercita poteri temporanei in prorogatio (istituto che serve a coprire il “vuoto” che potrebbe verificarsi nell’esercizio di funzioni affidate a organi costituzionali).
Secondo una prassi consolidata le Camere si limitano a compiere gli atti ritenuti costituzionalmente doverosi ovvero urgenti (in dottrina si parla anche di atti “costituzionalmente indifferibili”) restando “preclusa in tale fase ogni attività tipicamente riconducibile ad espressione di indirizzo politico” (comunicazioni del Presidente della Camera, in resoconto stenografico dell’Assemblea, seduta n. 874 del 14/3/2001, XIII legislatura).

La Corte, oltre ad averci detto tutto questo, e chiunque abbia a cuore la legittimità politica della nostre Istituzioni non può non tenerne conto, ci ha detto anche qualcos’altro: una legge elettorale c’è ed è quella uscita dalle decisioni della Consulta. Si tratta di una legge elettorale proporzionale pronta all’uso grazie agli “emendamenti” della Corte al porcellum. Prima delle motivazioni della Consulta c’era, come unica opzione, il ritorno immediato al Mattarellum, adesso no! Alle elezioni dunque, con questa legge, per dare una rappresentanza costituzionale al Paese e per dare a tutti noi cittadini un Parlamento in cui il voto dell’elettore non sia viziato da un indecente premio di maggioranza cassato dalla Corte.

Credo che la coerenza e il rispetto della Costituzione siano valori sui quali costruire la nuova Repubblica anche se non sono “trendy” come certi slogan televisivi. Qualcuno evidentemente confonde lo studio, il rispetto per le Istituzioni, l’intransigenza di fronte ai drammi dell’Italia (dalla trattativa Stato-Mafia al premio di maggioranza incostituzionale) per “duropurismo” o “immobilismo”. Ma si va avanti, chi crede nel cambio culturale di questa Italia e crede soprattutto nel popolo italiano ha il dovere di mettere al centro i valori e l’onestà etica e intellettuale.