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Solo chi si fa domande è veramente libero

Il futuro della nostra Nazione, del mondo intero, della civiltà è una questione di domande. Siamo disabituati a porci domande, per questo la TV ha ancora successo perché è il luogo dell’assenza di domande. Si torna a casa stanchi, a volte esauriti e la tentazione è accendere la TV perché la TV non stimola quel meraviglioso esercizio umano che è l’interrogarsi. Einstein diceva che se avesse avuto un’ora per salvare il mondo avrebbe passato 55 minuti a definire il problema e 5 a trovare la soluzione. Trova la domanda giusta, il resto è un gioco da ragazzi! Votiamo in base a slogan o a frasi vuote, non in base alle domande che dovremmo farci. Porcellum, mattarellum, doppio turno alla francese, modello spagnolo, maggioritario, proporzionale, garantire governabilità, assicurare la rappresentanza. Tutto giusto, per carità, ma se non ci domandiamo se colui che sto per votare è onesto o meno, se non chiediamo alla rete, a un amico, a un libro se quello ha rubato o ha legami con la mafia non c’è legge elettorale che tenga. Non c’è una legge elettorale perfetta, non esiste, esiste la possibilità di liberarci dalla superficialità. Solo chi si fa domande è veramente libero. Il regno delle domande è la scuola. Calamandrei pronunciò un discorso epico in difesa della scuola pubblica: «La scuola, come la vedo io, è un organo “costituzionale”. Nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola “l’ordinamento dello Stato”, sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo…Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue»*. La scuola dovrebbe essere il territorio delle domande, del mettere in discussione tutto, del prendersi dei rischi. E’ una questione di fiducia, per mettere in discussione il pensiero dominante occorre avere fiducia in noi stessi, credere di essere in grado di accogliere verità scomode, di aprirsi al cambiamento, di smettere di votare un partito anche se lo si è sempre votato. Oggi il pensiero dominante, espresso compiutamente nei titoli dei giornali, è «quale legge elettorale?». Ma se non ci domandiamo «chi sto votando?», «cosa ha fatto costui?», «qual’è la sua fedina penale?» è tutto inutile. Scuola viene dal greco σχολή (scholḗ), un termine che descriveva il “luogo in cui spendere il tempo libero”. Il tempo libero, quel che manca (e forse non è un caso) a questa nostra società fatta di fretta, solitudine e consumi. E’ per questo che (seppur a volte andiamo) è meglio incontrarci in piazza ed evitare la TV. Ci si vede in Veneto questo fine settimana. Buona notte.

* Discorso pronunciato al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN), Roma 11 febbraio 1950