Home / ATTIVITA' PARLAMENTARE / SE SOSTIENI UNA DONNA, SOSTIENI UN INTERO VILLAGGIO

SE SOSTIENI UNA DONNA, SOSTIENI UN INTERO VILLAGGIO

Oggi è passato un mio emendamento in materia di cooperazione internazionale. Rispetto all’art. 5 del decreto legge di proroga delle missioni internazionali (ricordo a tutti gli elettori del PD che il PD è favorevole alla guerra in Afghanistan, voi cosa ne pensate? Beh, quello che pensate ditelo ai vostri dipendenti in Parlamento) abbiamo chiesto e ottenuto l’impegno da parte della Farnesina di destinare parte delle pochissime risorse stanziate a progetti di cooperazione rivolti alle donne. Progetti che tutelino la sicurezza delle donne e il lavoro femminile. Vi spiego la ratio dell’emendamento. Ho lavorato diversi anni nella cooperazione internazionale e pur avendo ormai molti dubbi sulle logiche degli interventi (in Africa dei fratelli congolesi mi dissero una frase durissima: “è sempre l’uomo bianco che comanda, l’uomo bianco toglie e l’uomo bianco da”, anche per questo ho scelto di lasciare il mondo della cooperazione e di dedicarmi al reportage, perché più che dare di più l’occidente deve imparare a togliere di meno) ho visto sul campo che tutti gli interventi che coinvolgono le donne hanno più possibilità di riuscita e determinano un impatto decisamente più positivo sulle comunità coinvolte. Lavorare bene con una donna africana o guatemalteca significa contribuire alla miglioramento delle condizioni di vita dell’intero villaggio. La cooperazione internazionale è anche collegata al tema attualissimo dei flussi migratori. Se l’occidente rubasse meno o quando interviene intervenisse meglio (appunto coinvolgendo le donne che, ontologicamente, portando in grembo la vita umana ne hanno maggiore rispetto) ci sarebbe maggiore giustizia nei paesi del sud del mondo e molti meno cittadini sarebbero costretti a lasciare le loro terre. Il mondo che stiamo provando a costruire è un mondo dove nessuno sia costretto dalla miseria, dalla depredazione, dalle guerre a lasciare la propria casa (lo stesso discorso vale per i giovani italiani), un mondo in cui ogni cittadino sia libero di lasciare il proprio Paese, libero, non costretto. Un ringraziamento per questo piccolo ma significativo successo a tutta la Commissione Affari Esteri M5S, agli amici di AMKA onlus, l’organizzazione con la quale ho lavorato in Repubblica Democratica del Congo e Guatemala e a i miei collaboratori Marco e Selena. Ripeto, è un piccolo successo ma per chi ha lavorato sul campo per anni, poter incidere su un decreto legge (vergognoso perché finanzia la guerra) è una grande soddisfazione. A riveder le stelle!