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Napolitano, Rodotà e la democrazia diretta

Come sarebbe andata a finire se gli elettori del PD nei giorni dell’elezione del Presidente della Repubblica avessero avuto a disposizione uno strumento come quello usato da noi oggi? Avremmo avuto come Presidente quel Napolitano che si schierò a favore dell’invasione sovietica dell’Ungheria, quel Napolitano che, come Ministro degli interni, non mosse un dito per la tragedia della Terra dei Fuochi e firmò assieme a Livia Turco la legge che istituì i CPT (Centri di permanenza temporanea)? Quel Napolitano che, sempre come Ministro degli interni, nel 98′, non riuscì ad evitare la fuga all’estero di Licio Gelli, il boss della P2? Quel Napolitano che, come Presidente della Repubblica, concesse la grazia al colonnello dell’Air Force Romano, condannato per aver rapito, in collaborazione con parte del Sismi (i servizi di intelligence militari) Abu Omar, l’Imam di Milano, poi deportato in Egitto e lì torturato?
Quel Napolitano che firmò ogni genere di porcata speditagli dal PDL nella passata legislatura (lodo Alfano incluso)? Quel Napolitano che, pochi mesi or sono, ha tirato fuori le unghie per far distruggere i nastri con le sue telefonate con Mancino (indagato nel processo sulla Trattativa Stato-Mafia) ritenendo le intercettazioni al Capo dello Stato, seppur indirette, assolutamente proibite nonostante lui stesso fosse già stato registrato durante un’intercettazione a Bertolaso nel 2009? Quello stesso Napolitano che parla di indulto o amnistia e che ignora il piano carceri presentatogli a luglio dal M5S?
Avremmo avuto lui o Rodotà, un uomo con i suoi difetti, un uomo forse ancora pervaso da un’ideologia attempata, ma un uomo onesto, un vero garante della Costituzione, un uomo che difende i beni comuni e che ha avuto il coraggio di dichiarare che l’esser saliti su quel tetto ha difeso la nostra Carta ed è stato un “atto politicamente rilevante”? Io oggi gioisco perché 24.000 cittadini (c’è chi parla di “oligarchia” a 5 stelle ma sono gli stessi che non hanno mai alzato un dito contro quei 4/5 tecnocrati europei che ci governano da anni) si sono espressi, gioisco perché la democrazia diretta è possibile. Gioisco perché quello che la casta definisce “popoluccio” se si informa può prendere decisioni politiche importanti.
Tuttavia penso a come sarebbe stata l’Italia oggi se gli elettori del PD avessero potuto esprimere un parere vincolante sul Presidente della Repubblica in quei giorni drammatici. Al di là del colore, delle idee, delle opinioni che si possono avere su di noi, su Grillo, sule nostre battaglie io credo che tutti i cittadini oggi debbano pretendere strumenti decisionali come quelli che il M5S ha lanciato in questi mesi, strumenti che hanno fatto votare 24.000 italiani informati (saranno sempre di più) su una tematica così delicata quale il reato di clandestinità. La democrazia partecipata non è più il futuro, è il presente. Le nostre idee sono già in circolo e un giorno vedremo la democrazia rappresentativa come oggi guardiamo la monarchia assoluta. A riveder le stelle!