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Il vizio oscuro del “PALAZZO”

La paura andrebbe rivalutata, non è sempre nostra nemica. Quando ho paura di qualcosa il mio corpo e la mia mente si mettono in allerta e le possibilità che quel che temo avvenga iniziano a ridursi.

Se ho paura di ingrassare vado a correre, se ho paura di diventare un suddito spengo la TV, se ho paura che questa esperienza mi faccia montare la testa mi faccio una birra nel pub di sempre con gli amici di sempre.

Ultimamente faccio spesso i conti con la paura. Ho paura di non riuscire a comunicare bene tutto il lavoro che facciamo, ho paura di non essere all’altezza del compito che mi è stato affidato, ma sopratutto ho paura dell’auto-referenzialità, il vizio oscuro del “palazzo”.

Non credo che potrei mai trattare con “Cosa nostra” come hanno fatto i vertici delle Istituzioni o intascare mazzette come fanno tutti i partiti. I soldi non mi hanno mai affascinato. Nulla di buono della mia vita l’ho ottenuto con i soldi. Al contrario (non mi riferisco certo a chi non ha denaro sufficiente per campare) ho sempre ritenuto i quattrini un ostacolo alla felicità. Sei felice se attraverso l’ingegno, la fantasia e le relazioni umane ottieni qualcosa che altri otterrebbero solo mettendo mano al portafogli. Io l’ho sempre vista così.

Questo tuttavia non mi fa sentire immune a certi vizi. Io ho paura di trasformarmi un giorno, senza nemmeno rendermene conto, in uno di quei politici di professione che ho sempre denigrato. Ripeto non parlo dei “tangentari”, dei piduisti o di chi strizza l’occhio alla camorra. Mi fa paura diventare un “soggetto autoreferenziale”.

Vorrei che tutti voi vi trasformaste per qualche ora in mosche e svolazzaste per la Camera dei Deputati. Vi accorgereste che la stragrande maggioranza dei politici non accenna mai alle necessità dei cittadini. Vengono eletti parlando dei problemi della gente ma finiscono per occuparsi dei problemi loro. Entrano promettendo soluzioni alla disoccupazione ma passano tutto il tempo a ipotizzare norme sull’immunità parlamentare, sulle soglie di sbarramento, sui listini bloccati oppure si spremono le meningi per trovare un modo per gestire le correnti interne al partito.

Ormai, dopo averne conosciuti tanti di politici di professione, penso che facciano tutto questo a loro insaputa, senza cattiveria, come se fossero vittime di un incantesimo. “Politico, politico, guardami negli occhi, non appena schioccherò le dita ti dimenticherai dei cittadini che ti hanno eletto”.

La legge elettorale e le riforme costituzionali sono cose importanti ma andrebbero portate avanti contemporaneamente a norme che permettano una riduzione vera della povertà e della disoccupazione. Su tutte il reddito di cittadinanza, una misura che qualsiasi parlamentare non vittima dell’incantesimo della casta penserebbe ad approvare immediatamente.

Io provo a leggere tutti i messaggi che mi inviate. Mi scuso se non rispondo sempre ma non ce la faccio materialmente. Spessissimo, e non sapete quanto fa male, ricevo messaggi di cittadini che minacciano suicidi imminenti. Io gli domando subito il numero e gli faccio una telefonata. 
A volte mi capita un mitomane ma la maggior parte sono persone lucide che non arrivano a fine mese. Hanno equitalia alle calcagna anche se hanno vissuto vite sobrie, hanno figli da vestire e scodelle da riempire. Io provo a spiegargli che stiamo dando l’anima, cerco di incoraggiare ma mi accorgo che quel che serve non è parlare ma ascoltare quindi sto zitto e ascolto! Questo forse permette di mitigare la disperazione di qualcuno ma soprattutto serve a me, serve a non farmi dimenticare che la vita reale sta fuori da quel palazzo tirato a lucido dove tutto ti vuole far credere di essere migliore degli altri, di essere un “onorevole”.

Mi piacerebbe che tutti i colleghi degli altri partiti, soprattutto coloro che in fondo sono brave persone ma sono vittime di questo vizio, possano provarla questa paura. Possano temere intimamente di distaccarsi dalla realtà, possano comprendere che la vita la vivi in profondità solo se fai qualcosa con gli altri e per gli altri, possano ricordarsi che la cassa da morto con la cassaforte incorporata non l’inventeranno mai e che certe persone sono così povere da avere soltanto i soldi. A riveder le stelle!