Home / Senza categoria / Il “reddito di appartenenza” e le coperture alle nefandezze

Il “reddito di appartenenza” e le coperture alle nefandezze

Persino Romano Prodi (uomo che non stimo per i suoi dubbi rapporti con il regime Nazarbaev, per aver dato il via alle privatizzazioni selvagge che hanno smantellato lo Stato italiano e per essere stato membro dell’Aspen Istitute, un’organizzazione americana finanziata anche dai Rockefeller) ha capito, come sosteniamo da mesi, che il partito del quale era Presidente è un partito indecente, morto, “derogatico” in quanto deroga a qualsiasi principio di etica e buon senso (paracadutati, quattrini sborsati per candidarsi, tessere false e sostegno al condannato Berlusconi). Lui stesso decide di non votare alla primarie e di non rinnovare la tessera. Cioè, chi conosce bene il PD è il primo a fuggirne lontano. Peccato che Stefano “Fessina” ancora non lo abbia compreso. Il Viceministro dell’Economia a sua insaputa (a quanto pare la legge di stabilita è stata scritta senza che lui ne fosse al corrente) si permette di criticare la proposta di reddito di cittadinanza del M5S. “Non ci sono le coperture”, sostiene il Fassina. Con voi al Governo, gentaglia di apparato, ovvio che non vi siano, se andate a casa ci saranno. Il Fassina, mentre il popolo italiano muore di fame e il M5S propone una soluzione concreta, al posto di rinunciare a parte dello stipendio, a sostenere il taglio di folli spese militari (guerra in Afghanistan e F35) al posto di spingere per una legge anti-corruzione e una sul conflitto di interessi, due provvedimenti che farebbero entrare nelle casse dello Stato miliardi di euro, al posto di indignarsi con il suo Governo per l’indecente condono alle concessionarie del gioco d’azzardo, si permette di dare (fantasia portami via) dei populisti a noi. Il vaffanculo è d’obbligo in certi casi, non è turpiloquio è rispetto per la dignità e per l’intelligenza del popolo italiano. Il Fassina ovviamente rema contro il reddito di cittadinanza, lui ama quello di appartenenza, adora il reddito di appartenenza, ed è coerente con se stesso. Il Fassina, (colui che ammise in aula, quando io e Sibilia lo incalzammo su un possibile caso di corruzione internazionale di ENI, che lo Stato non esiste – vedi video) è stato consulente dell’Inter-American Development Bank (Washington DC), dipendente del Fondo Monetario Internazionale, è stato consulente economico nei governi ombra del PD, consigliere del noto Vincenzo Visco, dirigente del Dipartimento Affari Economici della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed ora è Viceministro nel Governo dalle “palle di acciaio” dello Scendi-Letta del potere. Il nuovo che avanza! Al Fassina non serve il reddito di cittadinanza, lui ha già quello di appartenenza. Appartiene, infatti, a quella schiera di incompetenti veri, finti progressisti, professionisti della politica ed amici degli amici che contano. Quegli stessi amici che da Washington (DC) a Roma (RM), lo hanno cooptato, assunto, scelto, eletto e pagato” (cit. Stelle da Guardia). Quando personaggi mediocri attaccano le nostre proposte significa che sono giuste. Oggi in Italia (qualcuno lo sostiene, altri lo criticano) si parla, finalmente, di reddito di cittadinanza, un reddito presente in altri paesi europei e che l’Europa ci chiede di introdurre dal 1993. E’ solo grazie al M5S (e ai comitati che si interessano alla questione) se oggi si parla e si discuterà in aula di proposte civili e decisive per la sopravvivenza (di questo si tratta) del popolo italiano. Se il Fassina dovesse votare contro questa nostra proposta non sarà perché manca la copertura ma perché vuole una copertura alle sue nefandezze e a quelle dei suoi alleati del Popolo della Libertà. Meglio coprire i fallimenti della casta, senza coperture, a cominciare da quelle mediatche, i cittadini la spazzerebbero via in 48 ore.