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Ideologia e post-ideologia

“Ideologia, ideologia, malgrado tutto credo ancora che ci sia” cantava Giorgio Gaber. Aveva ragione, purtroppo, aggiungo io. Io ci sono nato in mezzo all’ideologia, al partito preso, all’essere ultras senza se e senza ma di una dottrina politica. Beh, lentamente ma inesorabilmente ne sto uscendo. Sapete cosa detesto della destra? L’individualismo, quel concetto che prima vengo io, o veniamo noi, e poi gli altri. Sapete cosa detesto della sinistra? L’idea che occorra, senza se e senza ma, una classe dirigente.

Ma dove sta scritto? Detesto la destra per la paura che ha del diverso, una paura puerile, la mia identità nasce e cresce grazie all’alterità, grazie al diverso. Della sinistra detesto (soprattutto quella italiana, la peggiore del mondo) quel desiderio di ergersi a paladini della morale, come se la morale fosse elusivamente quella loro (consiglio l’editoriale di Travaglio di oggi al riguardo). Non sopporto neppure il fascismo nascosto nell’antifascismo che non sa dialogare. Mi pare fosse Flaniano a dire che “in Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”.

Quando è uscita la notizia dell’emendamento sul reato di clandestinità dei Senatori Cioffi e Buccarella (tra l’altro un emendamento a una legge delega che dovrà essere trasformata dal Governo in decreto, quindi si parla, in sostanza, di un inizio di percorso) mi si è avvicinato in aula un deputato leghista: “allora siete come le zecche” mi ha detto.

Ieri, dopo il post di Beppe che io reputo (parlo di metodo) eccessivamente di pancia (anche se Beppe questo sa fare, parla e ascolta la pancia della gente) mi si è avvicinato un deputato di Sel: “siete come i leghisti, noi non dobbiamo solo fare leggi, noi dobbiamo educare i cittadini, abbiamo una funzione pedagogica”. Ma quando mai? Lui dovrebbe avere una funzione pedagogica ma con se stesso. Studiasse la costituzione e comprendesse qual è il ruolo di un parlamentare. Io devo fare le leggi, devo oppormi all’inciucio perenne con tutto me stesso, devo sfruttare la mia presenza nelle istituzioni per passare ai cittadini (nel modo più neutro possibile anche se la totale imparzialità è utopica) tutte le informazioni sul funzionamento del palazzo e sul comportamento dei parlamentari. Poi sarà il cittadino a valutare!

Io non devo educare nessuno, non ne ho né diritto né capacità. L’ideologia oggi è un ostacolo all’autonomia, all’onestà intellettuale. Sono briglie che sovrastrutture decennali (io le ho messe su all’Università) ci hanno imposto. Occorre liberarcene. Badate bene gli ideali sono una cosa, l’ideologia è altro. Tematiche così complesse come i flussi migratori vanno affrontate in modo post-ideologico e approfondito. Va ascoltata la pancia della gente ma anche i ragionamenti di chi lavora da anni sulla tematica. Va garantita la sicurezza e il benessere del popolo italiano (io sono un cittadino del mondo ma oggi sono un parlamentare della Repubblica italiana) ma anche la sicurezza di cittadini stranieri, il rispetto dei diritti umani. Va anche valorizzata l’etica di fondo che tutti, una volta eliminati i vizi di una certa ignoranza, possiamo vantare.

Questo è un atteggiamento a 5 stelle. Ho ricordato il “Che” in aula, per questo sarei un comunista? Ma quando mai! Non credo che chi vota lega sia per forza uno squallido xenofobo, no non lo credo, sarei un classista se lo pensassi e non lo sono. I cittadini che votano lega avranno delle ragioni o no? Le vogliamo ascoltare o no? Io sì! Poi valuterò se siano frutto di ignoranza o se abbiano anche un senso. Per questo sono un intollerante razzista? Ma quando mai!

La verità è che provare ad essere liberi in un paese abituato agli ultras ti crea più nemici che amici ma abbiamo voluto la bicicletta e pedaliamo.

Non ci fa paura la mafia, figuriamoci qualche freno culturale.

A riveder le stelle!