Home / Senza categoria / Civati e Borghezio, due facce della stessa medaglia

Civati e Borghezio, due facce della stessa medaglia

Cos’hanno in comune Civati e Borghezio? Apparentemente nulla. L’uno rappresenta l’anima buona del PD, l’anima “de sinistra”, quella che non vuole gli F35, non vorrebbe continuare a sparare in Afghanistan, quella che vorrebbe dare un taglio alle pensioni d’oro, un taglio al Governo del Condannato e un taglio al regno di Napolitano, colui che sta condizionando i resti del suo partito più di quanto fece Togliatti con il PCI. L’altro è l’uomo duro e irriverente della Lega, quello razzista e xenofobo, colui che spruzza il disinfettante su un vagone dove ha viaggiato un gruppo di senegalesi o che chiama il Ministro Kyenge (Ministro inutile fino ad oggi) “bonga-bonga”. Insomma un becero razzista ignorante. Ma se guardate attentamente, hanno qualcosa in comune: ci prendono per il culo! Sono ingranaggi fondamentali al sistema, fanno i rivoluzionari (nel caso di Civati forse si tratta di parole grosse) ma non fanno altro che cooperare nella reiterazione dello status quo. Sembrano i complici dei bari del gioco delle 3 carte. Avete presente quelli che fanno finta di vincere? Sono loro a spingerci a giocare, a credere che non ci sia l’inganno, che è possibile portarsi a casa una vincita. Borghezio permette alla Lega di intercettare ancora quel voto razzista e ignorante, quel voto per certi versi anche disperato, che la Lega ha persino tradito accordandosi con i condannati e pasteggiando a ostriche e champagne nella Roma ladrona ma con quel “venticello stuzzicherello” al quale non si resiste. Borghezio sbraita contro gli extra-comunitari e i loro esodi disperati dimenticando che fa parte di un partito che non ha fatto mai nulla (innanzitutto opporsi agli interventi militari dell’occidente illuminista) per ridurre le cause di povertà che costringono, ragionevolmente, migliaia di persone a lasciare la propria casa. Dove stava Borghezio quando ENI o ENEL scendevano a patti con potentati locali per sfruttare le risorse minerarie o energetiche che appartengono alle popolazioni africane o latinoamericane? Civati è un mito. Fa finta di ribellarsi (solo la sera davanti al PC) ma vota, nel 98,1% dei casi come la Santanchè. Critica il governo sulle stronzate ma quando c’è da alzare la voce e prendere sul serio posizione, come sul caso Cancellieri, l’unica cosa che sa dire è: «la politica latita». Tu latiti Pippo pavido*! Alzati in piedi martedì in aula e fai un intervento contro l’ultima vergognosa prova dell’indecenza del sistema partitico. «Ma no, sei matto? Mi cacciano dal partito», già mi immagino la tua risposta. A parte che sai benissimo che non ti caccerebbe nessuno, ma ricordati che l’onore vale più delle poltrone. Uomini come Civati continuano purtroppo a dare speranza a chi crede ancora che un partito morto come il PD possa cambiare. «Il PD è una vergogna ma Civati dice cose sensate». A volte mi sento dire questo. Ok, sono d’accordo, ma quel che dice il Civati non fa. Contano i fatti, sempre e comunque. I fatti sono zero interventi in aula contro gli F35, zero interventi sul caso Alfano-Shalabayeva, zero interventi quando Napolitano convoca la maggioranza a palazzo per parlare di legge elettorale. Zero interventi contro il finanziamento pubblico ai partiti o contro i quattrini che si intascano i parlamentari. Zero, il nulla. Non vi fate infinocchiare dalle foglie di fico, sono i migliori alleati del sistema. Un sistema che assomiglia sempre più alla corte di Luigi XVI: interessi trasversali, accoppiamenti sessuali, indecenti favoritismi e cetrioli che vanno a finire sempre nel fondoschiena del “popoluccio”. Basta. Sveglia. Le dichiarazioni pentite e depresse sui social network lasciano il tempo che trovano. Volete giudicare un parlamentare? Guardate come vota! Come diceva Josè Martì: «fare è il miglior modo di dire».

*Apprendo solo ora che Civati ha parlato di dimissioni del Ministro Cancellieri. Ovviamente me ne compiaccio. Lo invito a questo punto con maggiore forza a intervenire in aula e attaccare dialetticamente il Ministro e soprattutto a votare la mozione di sfiducia presentata dal M5S. Servono i fatti!